Quello che ci insegna la finale di tennis di Wimbledon fra Sinner e Alcaraz va al di là del semplice risultato sportivo.
Quello che ci dice quell’incontro, oltre il punteggio, oltre il premio, oltre il trofeo – il più importante al mondo per un tennista – è che sugli spalti e dietro agli schermi, silenzioso ma forte, c’è un desiderio non comune di semplicità. Un desiderio prorompente di onestà. Nel mio team voglio solo persone oneste, come mio padre, ha ripetuto più volte nelle sue interviste. Onestà e famiglia. Apparentemente poco, potrebbe sembrare. Ma forse il punto è proprio qui, forse il punto è proprio quello, forse è davvero racchiuso tutto in quelle poche parole. Ed è forse per questo che quella che ha messo in atto il ragazzo di San Candido è una rivoluzione silenziosa. Perché la gente perbene ha estremo bisogno di punti di riferimento e di esempi positivi, per continuare a credere in qualcosa che non sia solo apparenza, ma sostanza.
Questo ragazzo del nord porta con sé elementi caratteriali e comportamentali tanto rari quanto necessari nella nostra società e nella nostra vita. Ci ricorda, o forse meglio ci dimostra, che oltre alle urla e ai comportamenti sguaiati di tanti, dalla politica internazionale di oggi ai contesti a noi più vicini, c’è una maggioranza silenziosa di persone che vive la vita in maniera diversa, pacata e riservata forse… ma non per questo meno intensa e significativa.

Il movimento che da un po’ di mesi si è messo in moto, dietro alle gesta sportive di questo ragazzo straordinario – nel senso letterale di “fuori dall’ordinario” – è molto più di un movimento sportivo o di tifo. C’è un riconoscimento profondo di valori fondanti, personali e familiari, basati sul sacrificio, sull’umiltà, sul duro lavoro più che sul talento; sulla condivisione, più che sul protagonismo personale; sulla famiglia e sugli affetti più veri, più che sull’ego personale. Sugli abbracci e le lacrime private, più che sulle foto trionfanti su Instagram.
Penso a quel pugno stretto verso il suo angolo, a quello sguardo infuocato verso il suo team che dice molte cose. Non è vero che Sinner è freddo, non è vero che è un ragazzo di ghiaccio. Sinner è un vulcano di emozioni, è un vortice di agonismo, di fame sportiva, di forza mentale, potenza fisica, lungimiranza tattica. E chi dice che sia un ragazzo freddo non ha capito nulla di quel giovanotto dai capelli rossi. È un ragazzo di montagna che ha imparato dalla propria famiglia quali siano le cose importanti della vita. Un ragazzo che sa perfettamente cosa sia il sacrificio, cosa sia la sofferenza. Non cerca scorciatoie. Usa i momenti di crisi e di difficoltà per diventare un giocatore migliore. Ma soprattutto, come ci tiene e ripetere lui stesso, una persona migliore. E questa, io credo, è la lezione più importante che ci arriva da lui.
Sei un’ispirazione per tutti noi, gli ha detto la Principessa Kate di fronte ai suoi figli. Sua Altezza Reale la Principessa del Galles Catherine Elizabeth Middleton ha fatto capire ai suoi figli che quel giovane italiano rappresentava un modello a cui ispirarsi, per tutto quello che racchiude in sé umanamente e sportivamente.
Quale frase, quale gesto più significativo di questo?
Io, fossi in Sinner, sarei più felice per questo complimento così potente che per il Trofeo.
E io credo che sia così anche per noi. Jannik è stato ed è un’ispirazione… e la cosa più bella è che potrà essere un’ispirazione per lungo tempo per migliaia dei nostri ragazzi che impareranno a comprendere, anche grazie a lui, che non esistono scorciatoie o strade facili nella vita, ma che il talento va coltivato, accompagnato dal duro lavoro, dal rispetto, dall’amicizia, dalla famiglia. E dall’onestà.
Grazie Carlos per il giocatore che sei, ha detto Sinner al suo avversario un minuto dopo essere diventato il Re di Wimbledon.
Grazie Jannik per la persona che sei, voglio dirti io il giorno dopo averti visto realizzare il tuo sogno. Che è stato un po’ anche il nostro.
Conquisterai tanti trofei, ma ieri hai definitivamente conquistato una cosa più importante: il cuore di tutti noi.