cultura/Italia

terramatta

Il nome terramatta vuole essere un omaggio al diario in quanto tale: anzitutto un omaggio all’incredibile testo di Vincenzo Rabito, un contadino siciliano semi analfabeta che in oltre mille pagine battute a macchina (giorno dopo giorno, per l’appunto in forma di diario) ha raccontato nel corso della sua intera esistenza uno spaccato indelebile di un’Italia che non c’è più (testo oggi pubblicato da Einaudi). In secondo luogo vuole essere un omaggio all’istituzione culturale che di quel testo poi divenuto caso letterario è stata promotrice e divulgatrice, la Fondazione Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano, artefice di uno straordinario lavoro di conservazione della Memoria di un Paese, il nostro, che con questa parola ha un rapporto troppo spesso dicotomico e contraddittorio.

Terramatta - il Blog di Diario Italico

terramatta – il blog di Marco Pellegrini

Ma terramatta vuole anche, e soprattutto, fare riferimento all’Italia. A quello che è stata nel passato e a quello che è diventata negli ultimi anni…e che rappresenta oggi. Un Paese nel quale la maggior parte dei giovani fatica a trovare un lavoro, ma soprattutto fatica ancor più a vedere realizzati i propri sogni e soddisfatte le proprie ambizioni. Un Paese ancorato al proprio passato senza che di esso, troppo spesso, conservi memoria. Catene invisibili che ci tengono inchiodati a vecchie regole oggi non più valide, a stereotipi oggi sorpassati. Siamo ultimi fra gli ultimi, pur avendo un potenziale umano tra i più validi al mondo e quasi sempre non sfruttato o sottovalutato. I giovani sono la forza di questo Paese. Sono il suo futuro. E’ il momento di dar loro voce…di dar loro ascolto.

Terramatta - il diario di Vincenzo Rabito

Terra matta – il diario di Vincenzo Rabito (foto di Luigi Burroni)

Questo Blog nasce dalla volontà di esprimere un forte e prolungato disagio, come me coltivato da migliaia di ragazzi che in un modo o nell’altro, per le ragioni più varie, si sono visti e si stanno vedendo sottrarre il proprio futuro. La generazione che va dai 25 ai 40 anni è stata quella che più ha studiato e più si è preparata, nella storia d’Italia. Ma è anche quella che ha ottenuto meno, in termini di occupazione, affermazione personale, costruzione di una famiglia.

L’unica vera strada per tornare ad essere un Grande Paese è mettere al centro di tutto i giovani, tornando a porre al centro della vita comunitaria la Cosa Pubblica, per fare veramente gli interessi di tutti. Dobbiamo spezzare le catene della corruzione e del familismo, facendo terra bruciata intorno alle associazioni malavitose e tornando a premiare il merito e la professionalità, oggi latitanti nel nostro Paese.

I giovani hanno questo grande potenziale. Vogliono solo poterlo mettere in pratica. Mettiamo il Futuro nelle loro mani.

Un’Italia migliore è possibile.

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