attualità/Italia

Itaca

In questa Italia esistono tante realtà diverse, a volte anche molto lontane fra loro, nella maggior parte dei casi fra loro sconosciute. Ci sono molteplici livelli di vita possibili, dipenda questo dal lavoro svolto, dalla paga, dalla città dove si vive o dalla condizione sociale ed economica dentro la quale ci si muove.

Ma in questa diversità esiste un solo comune denominatore e si chiama Italia.

Itaca

Questo strano e incomprensibile Paese che ci accomuna e, volente o nolente, ci rappresenta. Molti lo amano appassionatamente e incondizionatamente; molti altri lo odiano profondamente; ma i più nutrono nei Suoi confronti un rapporto contrastato e dicotomico, fatto di amore/odio, di stupore, di sorpresa e di rabbia, di incredulità. Ultimamente, e sempre di più, di rassegnazione. Eppure sono in molti, anche tra quelli che apertamente dichiarano di odiarlo, che non riescono a distaccarsene…ad allontanarsene sul serio.  Molto spesso ci ritroviamo a disprezzarlo in ogni suo aspetto, ma senza tuttavia agire per cambiarlo in meglio. Ci piace criticarlo, semplicemente. Un’operazione fine a se stessa. Forse perché se ci spingessimo oltre ci accorgeremmo che molta responsabilità è nostra, per l’attuale stato di cose. Ci renderemmo conto, forse, che quei difetti tanto odiati e criticati sono in realtà i Nostri.

Un Paese non gode di vita propria, ma è l’emblema e la rappresentazione dei Cittadini che lo compongono, il frutto delle attività che loro svolgono, il prodotto della loro Storia e del loro intelletto. Per questo, oggi, se il nostro Paese è così facilmente criticabile le ragioni sono da ricercare quasi sempre fra di noi, in mezzo a noi, dentro di noi. Se non siamo più in grado di competere né a livello mondiale né, addirittura, europeo, con tutti gli altri Paesi; se in tutte le classifiche di merito siamo scivolati nelle ultime posizioni; se il poco di buono che ancora ci invidiano all’estero è piuttosto l’eredità passata che il prodotto futuro beh…la colpa è nella maggior parte dei casi solo nostra.

Se la Politica non è all’altezza di governarci e di guidarci fuori da questo pantano è solo e soltanto colpa nostra. Perché siamo stati noi a metterli lì e siamo stati noi a permettergli di fare i loro comodi così a lungo: sempre e nonostante tutto!
Ogni volta che lo Stato (e quindi il Paese intero) è stato truffato non ci siamo indignati. Non abbastanza almeno. Certo non come in altri Paesi.

È questo, oggi, quello che più mi spaventa: la mancanza di indignazione.
Sono anni, ad esempio, che ci viene promessa una nuova legge elettorale, seria e che garantisca, soprattutto, governabilità (quella che manca da sempre, in Italia). È servito il parere di una Corte per farci aprire gli occhi e risvegliarci dall’intorpidimento nel quale ci hanno gettati (basterà, mi chiedo?).
In Italia c’è bisogno di numerose e decise riforme strutturali. Riforme forti e coraggiose, di impatto e di rottura. In molti, da sempre, dicono di sapere cosa ci sarebbe bisogno di fare: ma da sempre, puntualmente, nessuno lo fa.
Ci parlano sempre dei giovani, ma è sempre più evidente che in realtà dei giovani non importa nulla a nessuno. È per questo che mentre io scrivo, adesso, un mio coetaneo è a casa disoccupato. Per ogni ragazzo della mia età che ha un lavoro ce n’è un altro che è rimasto senza; o che addirittura non l’ha mai avuto.
È tremendo, se ci pensiamo: significa che quasi la metà dei nostri compagni delle scuole superiori oggi non hanno un lavoro.
È questa l’Italia nella quale ci troviamo a vivere, oggi. Ma così come è stata svuotata e violentata, allo stesso modo può essere risollevata e guarita.

Possiamo tornare ad essere il grandioso Paese che tutti conoscono e che tutti ci hanno invidiato per secoli. Ma dobbiamo ripartire da noi e da quello che facciamo ogni giorno.

Crediamoci. Insieme si può.
Un’Italia migliore è possibile.

One thought on “Itaca

  1. Bello e condivisibile ma chiedo, è tutto così semplice…?
    Che siamo un popolo di creduloni ed individualisti, atti a pensare che fregando il prossimo possa velocizzare la propria ascesa, è fuor di dubbio, ma…
    la scienza della comunicazione con le lobby di potere, la possibilità di circuire, plasmare, assoggettare e pilotare le menti e le volontà delle genti, tramite i mass media, vere e proprie armi di distruzione di massa, lasciate libere di agire in nome della libertà di opinione, che influenza hanno avuto, hanno ed avranno?

    http://www.macrolibrarsi.it/libri/__fabbrica_del_consenso.php

    Mi piace

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