attualità/Italia

Money: evasione all’italiana

Facciamo più quello che è giusto, invece di quello che ci conviene. Educhiamo i figli ad essere onesti, non furbi (Tiziano Terzani)

Osservando, da lontano, mi sembrava quasi di sentire il rumore dei soldi, il magico tintinnio delle monete che si scontravano fra loro.

È stato in quel preciso istante che dalla mia testa è arrivata, sempre più forte, la musica dei Pink Floyd, come un’eco lontana. Ero ipnotizzato dal rumore di quei soldi. Mi trovavo in una nota località di mare vicino Roma, la domenica di Ferragosto, fuori da una famosa cornetteria dove per ore si accalcano centinaia di persone per gustare un prelibato cornetto caldo. Il mio sguardo però non era attirato dalle bombe alla crema, dai maritozzi alla panna o dai lieviti alla cioccolata, no: i miei occhi erano calamitati dalla cassa fiscale che emetteva, pur in lontananza, quel magico tintinnio: il rumore dei soldi, appunto.

Trentacinque minuti di attesa per un cornetto: operazione certamente da non ripetere, ma interessante, senza dubbio, dal punto di vista sociale: a quel laico scampanio non corrispondeva mai un avanzare cartaceo. Per i miei lunghissimi e demenziali trentacinque minuti di attesa, in quella cassa sono entrati tanti soldi, una montagna. Ma nessuna mano, nessun avventore ha avuto il privilegio di afferrare e stringere un ormai raro pezzo di carta che attestasse il secolare scambio tra merce e moneta.

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Così ho iniziato un bel gioco, di quelli che si fanno mentalmente da soli. Operazione forse un po’ pirandelliana, ma è stato un gioco interessantissimo. Ho iniziato a contare i soldi che ogni cliente consegnava in cambio di quei deliziosi cornetti e nei soli 35 minuti che sono rimasto lì, incantato da quel mondo tanto affascinante, ben 80 sono state le persone che mi hanno preceduto nella frenetica attesa.

Però! –  ho pensato – questi esperti naviganti in 35 minuti hanno intascato più della metà di quanto guadagno io in un mese, ma con l’enorme differenza che il mio stipendio, tanto per gradire e per non incorrere in errore, è tassato alla fonte! Senza trucchi e senza inganni. Dunque – continuavo a pensare – questi mastri cornettai hanno messo in tasca all’incirca 1400 euro in una sola ora di lavoro, che in una notte può voler dire circa 10mila euro di incasso. Un gran bel ritmo di lavoro. Altro che notti in bianco, questi fanno le notti in nero! E gli vengono pure bene! Ecco dunque che la mia, di Notte, è diventata meno Dolce, e quella Luna sull’insegna mi è sembrata in poco tempo una Luna Nera, molto nera, mentre la bocca mi si faceva più amara. Possibile – mi chiedevo – che con la caserma della Finanza a 100 metri e quella della Forestale a 50 ci sia un’attività che, pur bloccando una strada cittadina per la troppa folla accalcata, resti aperta tutto il giorno senza emettere un solo scontrino fiscale..?!?

Si vede che i cornetti caldi piacciono troppo.

Un Paese diviso in due – Caricatura di Roberto Mangosi

Non giustifico certo questo genere di comportamenti, per quanto possa arrivare a comprendere chi ogni tanto, per risparmiare carta e per amore della natura, diciamo così, evita di fare qualche scontrino. Posso arrivare ad annoverarlo tra i geni caratteriali dell’italico popolo. Altra cosa però è l’evasione a valanga, se non addirittura totale: quella è mancanza di dignità, prima ancora che di senso civico. Ignorare ogni sorta di regola e di convivenza civile è segno di criminalità, più che di scaltrezza: credendo di farla allo Stato in realtà la si fa al vicino, all’amico, e prima o poi, siatene certi, anche al proprio figlio. Perché se è vero che in Italia si giustifica sempre qualsiasi cosa, soprattutto l’evasione fiscale – percepita ormai come un diritto costituzionale – è pur vero che nel nostro Paese ci sono migliaia di lavoratori che hanno sempre pagato tutto, spesso pagando per tutti.

L’evasione totale non è un reato. È la più alta forma di disdegno e di irrisione; è mancanza di civiltà; è sopraffazione, violenza, arroganza. E solo dopo è un reato. Chi evade non danneggia lo Stato. Danneggia tutti noi. E tutti noi siamo lo Stato. Se una grossa fetta del nostro Paese corre nella direzione opposta a tutti gli altri, quel tessuto connettivo chiamato Nazione finirà per strapparsi.

Lo scontrino non va richiesto: va preteso. Quando siete in cassa e state pagando qualcosa, qualsiasi cosa, pensate che con quel gesto civico non vi stanno consegnando la ricevuta per il vostro acquisto, ma il biglietto per il vostro autobus; vi stanno pagando una parte della vostra bolletta; vi stanno mettendo un po’ di benzina nell’auto; e stanno comprando la carta igienica per il bagno della scuola di vostro figlio.

Non abbiamo bisogno di chissà quali grandi cose o chissà quali grandi uomini. Abbiamo solo bisogno di più gente onesta (Benedetto Croce)

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