attualità/Italia

Non saNremo mica noi?

Quello che colpisce, nella vicenda di Sanremo, è l’entità della truffa ai danni dello Stato e ancor più le modalità con cui questa truffa è stata messa in atto: 35 arresti e 195 indagati, praticamente un terzo di tutto il Comune.

Perché Sanremo è Sanremo, scrive sarcasticamente Gramellini sul Buongiorno di oggi. Già, Sanremo è Sanremo. Ma siamo sicuri che si tratti di una vicenda isolata? Siamo davvero convinti che se si mettessero quelle telecamere in tutti gli uffici pubblici d’Italia non ne uscirebbe una situazione impietosa?

Il Comune di Sanremo

Il Comune di Sanremo

Michele Serra nella sua Amaca odierna analizza un aspetto a mio avviso importantissimo e cioè l’insipienza etica di queste persone e più in generale del sistema-paese, così largamente, diffusamente e capillarmente infiltrato da un malcostume generalizzato in cui è scomparsa la coscienza dei propri atti. Si timbra il cartellino comunale, nell’atto dunque di servire il Paese, la cosa pubblica, il bene comune; ma poi si esce, si va al mercato, si va in canoa, si torna a dormire. Si accusa il sistema senza rendersi conto di farne parte pienamente e di diritto; si attacca la casta e poi ci si comporta deliberatamente peggio, prendendo gli esempi negativi a scusante, a giustificazione. Qui gli altri siamo noi, ed è il momento che lo si comprenda bene.

In Italia c’è bisogno di onestà. Anzi, c’è bisogno di uomini onesti. Perché se si continua a pensare che la colpa sia solo e sempre degli altri e siamo i primi noi a trasgredire le regole, ad aggirarle, a servirsene addirittura, allora il nostro Paese non avrà speranze.

Le immagini delle telecamere della Guardia di Finanza riprendono i dipendenti infedeli

Le immagini delle telecamere della Guardia di Finanza riprendono i dipendenti infedeli

Mi auguro che queste persone vengano punite in maniera esemplare e perdano quanto prima il proprio lavoro, com’è giusto e come meritano. Ci sono milioni di cittadini che vorrebbero poter lavorare, decine di migliaia di giovani che chiedono a gran voce di poterlo fare. Si dia loro spazio e si inizi a ricostituire dal basso e dalla scuola quel tessuto civile basato su onestà e responsabilità, su etica e dignità. Recuperiamo quel senso civico così caro alle generazioni passate, che questo Paese lo hanno creato e formato. Temprato.

Come potremo continuare ad avere rispetto dell’autorità se un vigile urbano va a timbrare il cartellino in Comune in mutande? Qui non significa che si è toccato il fondo. Piuttosto significa che ci abbiamo trascinato tutto, laggiù: la nostra vita, la nostra famiglia, i nostri valori, la nostra storia.

Dov’è il rispetto per il Nostro Paese, il rispetto per il lavoro (un tempo sacro), il rispetto per le regole della più normale convivenza civile?

Dare il buon esempio è difficile, è un compito arduo, faticoso. Richiede uno sforzo superiore, richiede disciplina, onestà intellettuale e senso del dovere. Ma è l’unico mezzo che abbiamo per lasciare il Paese migliore di come l’abbiamo trovato. E’ il solo modo che ci è dato per consegnare alle generazioni future una Nazione che cammini sulle proprie gambe. Gambe forti e salde e non avvizzite e incerte.

[..] cresci i ragazzi nel rispetto di quei valori nei quali noi abbiamo creduto […] Abbiano coscienza dei loro doveri verso se stessi, verso la famiglia nel senso trascendente che io ho, verso il paese, si chiami Italia o si chiami Europa

Giorgio Ambrosoli – Lettera alla moglie

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